Stress, impegni, compiti, allenamenti, lezione di chitarra, inglese, canto, catechismo, saggi, partite, prove… è la vita di un manager affermato o quella di un bambino?

Spesso, i genitori, ansiosi di occupare le giornate dei più piccoli per spronarli ad apprendere sempre più cose, per evitare che avvertano l’assenza di mamma e papà che sono al lavoro o per tenerli lontano dall’inerzia, che porterebbe a frequentare “brutte” compagnie, organizzano i pomeriggi dei bambini in modo tale che, dopo la scuola, questi hanno bisogno un altro diario per appuntare tutti gli impegni.

Io sono favorevole, anzi, ritengo sia necessario che i bambini abbiano una passione, uno sport, un’attività che li tenga occupati settimanalmente in qualcosa di costruttivo e interessante, dove i protagonisti siano lo sfogo fisico, lo spirito di squadra, la sperimentazione delle regole, la passione, il gruppo, l’indipendenza, la soddisfazione ecc., ma, quando gli impegni diventano giornalieri, rischiano di rubare del tempo alla parte ludica, creativa e fantasiosa che solo il semplice gioco, scelto e condotto dal bambino, può esprimere.

I bambini nel “dolce far nulla” sperimentano se stessi, si conoscono, si ascoltano, si interrogano e, soprattutto, provano a darsi delle risposte, fanno affidamento sulla loro fantasia per trovare il modo di occupare il tempo e divertirsi senza grandi sforzi.

Non è detto che ogni cosa debba essere faticosa: lo sport o il canto o le lezioni di inglese possono essere molto divertenti, ma implicano un impegno, la scuola già sottopone i bambini a un dispendio di energie non indifferente e, forse, lasciarli liberi di scegliere cosa fare o cosa NON fare è dovuto.

Non abbiate paura che possano legarsi a cattive compagnie: i bambini vanno seguiti e indirizzati, la preadolescenza e l’adolescenza sono fasi molto delicate, ma non è occupando tutto il loro tempo che otteniamo i risultati sperati. Anche perché, alle prime esperienze in cui si troveranno a dover far affidamento sul buon senso, saranno gli insegnamenti della famiglia, l’esempio dei genitori, l’educazione scolastica, la componente caratteriale e la fortuna che permetteranno loro di fare la scelta giusta.

Quindi, cari genitori, spronate il vostro bambino perché faccia uno sport. Se a questo si dovesse affiancare una passione, allora trovate il modo perché non sia impegnato tutti i giorni. Qualora dovesse esprimere un senso di fatica, ascoltatelo e chiedetegli di scegliere cosa fare, spiegategli che gli impegni presi vanno portati a termine, che voi, i compagni, l’allenatore o l’insegnante contate su di lui e sulla sua presenza. Quindi invitatelo a resistere fino alla fine del corso e poi potrà valutare se cambiare sport o allentare la presa, ma soprattutto non scegliete voi per lui: aiutatelo a trovare ciò che lo rende più felice, anche se questo non dovesse coincidere con le vostre aspettative.