Non ho mai amato i passeggini. Un po’ come gli ombrelli. Sono quegli strumenti utilissimi che però non mi fanno sentire agile.

Mi sembra sempre di essere goffo, appesantito, intralciato nei movimenti. Non so mai dove metterli quando ho finito di usarli.

Senza contare poi gli usi impropri, come quelle mamme che usano i passeggini tipo carri spesa nei posti affollati seppellendo i loro figli di pacchi e pacchettini di cui vi ho già raccontato.

Insomma, non mi sento a mio agio in giro con questi attrezzi. L’alternativa agli ombrelli è semplice: basta un’impermeabile. Decidere di non usare il passeggino, invece, è un vero casino.

Ho provato, per esempio, il marsupio. Ti permette di mantenere una certa agilità di movimento e assicura (quasi) ogni comfort al bebé, che può perfino comodamente addormentarsi cullato dai movimenti della tua camminata.

Il marsupio, insomma, mi è sempre sembrato una buona alternativa al passeggino. Certo, ogni tanto ha delle controindicazioni. Ricordo, per esempio, quando Marco aveva appena un mese, un fine agosto a Bellaria. Ogni mattina uscivo con lui all’alba per far dormire un po’ Gabriella (che, come ogni mamma, per i primi mesi non dorme mai per via dell’allattamento) e passeggiavamo per un paio d’ore sul lungo mare. L’idea mi intrigava tantissimo: adoro camminare, adoro le prime luci del mattino, adoro la solitudine e, ovviamente, adoravo poter passare del tempo con mio figlio appena nato. Purtroppo scoprii che a quell’ora sulla spiaggia c’è un traffico insospettabile: gente che pesca; anziani; gente coi cani; e, ovviamente, mamme e papà coi bebé, mica che ero l’unico con l’idea geniale. Quindi le passeggiate dall’ipotetico idillio “solo con mio figlio mentre il sole emerge dal mare in connessione cosmica col mondo e l’universo” è diventato una cosa tipo “evita gli ami che i pescatori lanciano in acqua incuranti di te, intrattieni gli anziani attratti dalle irresistibili guance grasse di Marco, evita che i cani gli lecchino o peggio sbranino i piedi penzoloni, scambia impressioni sulla paternità con gli altri genitori”, ecc. ecc. Tutte faccende che di solito si ha voglia di affrontare alle cinque del mattino, come potete immaginare.

In più sudavamo terribilmente. Tipo sauna. Io e Marco intendo. Cominciavamo a sudare appena usciti di casa quando ancora il sole era un’intenzione di luce all’orizzonte e finivamo per tornare in albergo grondanti, completamente fradici, quando il calore dei raggi cominciava a fasi sentire davvero. Il motivo lo scoprii solo qualche anno dopo, quando fortuitamente vidi un altro modello di marsupio in una vetrina: era un marsupio estivo. Quindi capii che esistono anche quelli invernali. Fatti evidentemente di materiale tecnico riscaldante che neanche il pile… E ovviamente noi in quell’estate abbiamo usato il marsupio invernale. Praticamente era come girare in spiaggia indossando un piumino.

Non che questi inconvenienti siano le uniche scomodità del marsupio rispetto al passeggino. Non ti puoi sedere a meno di non frantumare le gambe di tuo figlio. Il peso di pochi chili dopo un po’ di tempo comincia a sembrare quello di un’ancora che sta cercando di aggrapparsi all’asfalto incidendo un solco. E poi, diciamocelo, indossare questa specie di sacca piena di ganci e bretelle non è la cosa più cool del mondo.

Per fortuna quando Marco è divenuto più robusto e ha cominciato a camminare, ho eliminato il marsupio. Ho finalmente potuto trasportarlo sulle mie spalle. Ancora più agile, ancora più figo, ancora più controindicazioni. Hai la libertà di non avere bisogno di nulla per trasportarlo, perché in ogni momento te lo metti su e via. Hai la gioia di vedere tuo figlio entusiasta, perché non c’è niente al mondo che piaccia ai bambini più dello stare a cavallo del papà. Ma hai anche qualche piccolo problema. Prima di tutto che dopo averlo provato una volta, tuo figlio pretenderà di stare sempre sulle tue spalle. Vorrà vivere lì sopra. Tipo casa sull’albero ma senza casa e con il tuo collo al posto dell’albero.

Se il bambino ha qualcosa in mano, poi, sicuramente lo lancerà per terra. Come il ciuccio o i cappelli. Tutte cose che durante una passeggiata sulle spalle lui lancia via senza che tu possa accorgertene, costringendoti a ritornare poi sui tuoi passi per delle ricerche il più delle volte dagli esiti fallimentari. Il peggio, però, è se mangia. Appena ha qualcosa di molto sbricioloso in mano tipo biscotti o pane o grissini, per lui quello è il momento ottimale per salire sulle tue spalle. In modo da vomitarti in testa tutti i resti di cibo che fuoriescono dalla sua bocca mentre mastica. E vi va già bene che nessuno gli ha dato un lecca-lecca, altrimenti, sicuro, alla fine della passeggiata sarà incollato ai vostri capelli come una graziosa decorazione natalizia.

La situazione più critica, però, è quando si addormenta sulle vostre spalle. Vi accorgete che sta dormendo solo quando la saliva che sta sbavando comincia a colarvi sulla fronte, e a quel punto avete solo due possibilità: fregarvene e farvi una doccia appena riuscite a raggiungere casa; oppure tirarlo giù dalle spalle e tenerlo in braccio, consapevole che la strada è ancora lunga, lui già pesa un casino e le vostre braccia non sono quelle di Schwarzenegger.

Per fortuna ormai mi sono lasciato tutto questo alle spalle. La mia vita è cambiata quando ho provato il Bugaboo.

Per chi non lo sapesse è un passeggino prodotto da un’azienda tedesca con base ad Amsterdam, fondata nel 1999 dal designer Max Barenbrug e il fisico Eduard Zanen. Sul sito ufficiale dicono che “la nostra passione per l’innovazione si traduce in prodotti che ispirano le persone a uscire e a esplorare il mondo”.

Mai “slogan” mi è sembrato più veritiero.

Appena l’ho provato, il Bugaboo ha spazzato via tutte le sensazioni di disagio che avevo con gli altri passeggini. Spingere il Bugaboo mi fa sentire cool. Anzi, meglio ancora, mi fa sentire come Lupo solitario e il suo cucciolo, ovvero un samurai in giro per il mondo. Parentesi per chi non conosce Lupo Solitario: trattasi di un manga in cui il protagonista è un ronin, ovvero un samurai senza padrone, un killer formidabile che viaggia per il Giappone insieme a suo figlio piccolo che viene trasportato su un carretto. Quando spingo mio figlio nel Bugaboo io mi sento come lui, come Ogami Itto. Anzi, mi sento meglio di lui, perché Itto non aveva il Bugaboo.

Non è un passeggino come gli altri, è il Suv dei passeggini. E’ uno di quegli oggetti che appena lo vedi capisci che è bello in sé, perché è fatto bene in ogni sua parte, curato in ogni dettaglio.

Ha un telaio in alluminio a cui puoi agganciare la navicella per i bebé o il sedile del passeggino. Ci sono diversi modelli disponibili: il Buffalo con 4 ruote grandi, praticamente un fuoristrada; il Bee con 4 ruote piccole per uso cittadino; il Donkey per due bambini; le special edition con colorazioni particolari. Io ho un Camaleon, due ruote grandi e due ruote piccole. Dato che l’asta per spingere è mobile, puoi scegliere se tenere le ruote piccole frontali per un uso classico o girarlo in modo da avere le grandi davanti per affrontare meglio terreni sterrati, sabbia, neve. Inoltre questo ti permette in ogni momento di scegliere se avere tuo figlio in posizione frontale a te o meno.

Si chiude agevolmente e le ruote grandi sono estraibili, cosa essenziale per caricare tutto nel portabagagli comodamente e in certi casi anche per passare in posti stretti, visto che il Bugaboo è più largo dei passeggini normali.

E’ sorprendentemente leggero e agevole: è uno dei primi passeggini con un manico unico, in modo da poter essere spinto anche con una mano sola mantenendo salda la direzione.

Ci sono una tonnellata di accessori, dall’ombrellino parasole, al portabicchiere, alle borse, alla coperta invernale. Il cesto all’altezza delle ruote è di una capienza surreale. Sembra una semplice tasca, ma alla fine è come una cantina, continui a infilarci cose e lo spazio non finisce mai. L’altro giorno per caso ci ho ritrovato un aquilone che probabilmente era lì da anni.

Insomma, da quando ho scoperto il Bugaboo, addio marsupi, addio sbavate in testa, addio disagi.

In sei anni che l’ho usato mi sono convinto che sia indistruttibile. Ci ho fatto di tutto in ogni condizione meteorologica e su ogni tipo di terreno ed è ancora come nuovo (guardatevi la fotogallery se non ci credete).

Costicchia, questo è certo. Quasi 1000 euro. Ma per me sono spesi bene. Anzi, mi sembra anche poco per qualcosa che mi fa sentire come un samurai solitario con il suo cucciolo. A questo punto spero che facciano anche un ombrello Bugaboo. E un optional per portare in giro la katana ovviamente.