Sarà la pubblicità di uno shampoo a salvarci dagli stereotipi? Non credo proprio, ma chissà, il mondo ci potrebbe sempre stupire.

Un giorno, magari non così lontano, tutte le ragazze del mondo si sveglieranno, si guarderanno intorno e capiranno che no, non sono ancora uomini. Se un uomo ha un atteggiamento sicuro di sé, allora è un boss, un grande capo da seguire. Se lo fa una donna, è arrogante, se non prepotente. Se un uomo lavora fino a tardi è scrupoloso, se lo fa una donna è egoista, oppure peggio ancora è lenta.

Lo so che cosa penserete voi ora: che non è vero, che le cose cambiano, che dipende dagli ambienti e Bla Bla Bla. Palle. Le cose stanno così, ragazze, se non per tutte, per la stragrande maggioranza. Tempo fa intervistai la professoressa Paola Melanotte Rizzoli, super brillante ricercatrice di oceanografia fisica degli Stati Uniti: nel 1999, con un gruppo di colleghe, pubblicò quello che è passato alla storia come «Rapporto del Mit», il primo documento per denunciare le discriminazioni subite dalle donne nella scienza. Certo da allora molto è cambiato, ma quel che non passa mai sono i condizionamenti culturali.

«I condizionamenti culturali giocano un ruolo fondamentale: negli Usa per ottenere un ruolo da professore ordinario bisogna presentare delle lettere di raccomandazione, a me ne chi chiesero 17, moltissime. Nella mia carriera ne ho lette decine e decine e c’è una grande differenza tra i sessi: degli uomini viene esaltata l’intelligenza, per le donne invece si parla di abnegazione al lavoro, capacità di insegnamento e negoziazione. Purtroppo è ancora così».