Ieri il Buongiorno di Massimo Gramellini su La Stampa ha registrato il vuoto del Parlamento durante la discussione in vista della ratifica della Convenzione di Istanbul, la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, aperta alla firma l’11 maggio del 2011 e siglata dall’Italia lo scorso settembre a Strasburgo.

Ma che cos’è questa benedetta Convenzione di Istanbul? Prima di tutto, è il primo strumento giuridicamente vincolante volto a creare un piano normativo contro qualsiasi forma di violenza. Secondo il preambolo, la violenza sulle donne è «una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi». L’articolo 4 parla di discriminazione di genere, come «terreno fertile per la tolleranza contro la violenza», mentre l’articolo 5 dispone un risarcimento per la vittima di atti di violenza.

Un altro punto fondamentale è la protezione delle vittime, con servizi di supporto dedicati: strutture di accoglienza e linee telefoniche. Un capitolo a parte è dedicato alle donne migranti e richiedenti asilo. Tra le previsioni, la possibilità di richiedere lo status di residente indipendente da quello del coniuge o del marito, oltre a stabilire l’obbligo di riconoscere la violenza di genere come una forma di persecuzione e ribadire l’obbligo di rispettare il diritto di non-respingimento per le vittime di violenza.

Per chi ne volesse sapere di più, ecco qui il link al testo integrale.