Parlare di dolore non è mai facile. Malattia, ancor di più. La morte poi, non è quasi mai un buon argomento di conversazione. Son sentimenti delicati, che si affrontano a bassa voce. Ci sono parole che non è facile pronunciare, che si evitano con cura, peggio delle parolacce. Federica non ce l’ha fatta, non è riuscita a sconfiggere il male che l’ha tormentata per due anni, ma. Il suo ultimo messaggio, lasciato sulla pagina Facebook del blog Tanto vinco io, non è un addio, ma un arrivederci.

 

Esperimento: prendete il telefono e sceglietene tre amici, poi domandate: «Come sono andati gli ultimi tre mesi?». Otterrete risposte decisamente più catastrofiche. Federica ha scelto di parlare della sua malattia fin dalla diagnosi, quando ha pubblicato le sue cartelle cliniche e lanciato due appelli: uno rivolto ai medici, per trovare una cura al suo male, l’altro rivolto a tutti, per raccogliere i fondi per le cure.

Tutto inutile, Federica non c’è più, non può sentire né vedere quel che ora sta capitando, ma. Raccontare il dolore e la paura non è semplice, e non è cosa per tutti. Migliaia di commenti, condivisioni, consigli, scherzi. La sua storia, il suo sorriso, che rimbalza tra riviste e tv. A cosa è servito? Non ho una risposta, ma un’interpretazione, nata da poche certezze, cresciute con la mia professoressa di greco. Lei sapeva raccontare questo simpatico popolo antico con così tanto amore che non lo scorderò mai più.

La fama è l’unica cosa di questo mondo che rende immortali. Non c’entra niente la celebrità, non si tratta di essere famosi, ma d’esempio. Federica ha raccontato a chiunque la volesse stare ad ascoltare la sua vita senza perdere mai la speranza. Che non è poco. Leggendo i suoi post, ci si ferma a pensare. Che sfortuna, che mondo brutto. Che non è successo a te e devi essere felice, che cavolo certo che con i problemi che ha lei io continuo a lamentarmi delle solite cose. Certo che anche dalla cose più brutte può nascere qualche cosa di bello. In un modo molto semplice, che volendo lo possiamo fare tutti: con le parole e un pc. La sua è una storia straordinaria, che non si deve dimenticare, ma ricordare, custodire e poi raccontare a chiunque voglia ascoltarla. Appunti alla mano, credo che per conquistare l’immortalità si debba fare più o meno così.

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