Piacerà, non piacerà? Ogni blogger dell’universo mondo non può fare a meno di chiederselo prima di mettersi davanti al computer e iniziare a battere sulla tastiera.

Sgombriamo il campo da ogni ipocrisia: per essere cliccati, vale sempre e solo la famosa regola della S, che per qualcuno son tre per altri quattro, ma mi attesterei su: soldi, sesso, sangue, sport. Per scrivere di sport ne devi sapere, lo stesso discorso vale per soldi e sangue. A meno di inventarsi su due piedi l’omicidio della nonna e lanciarsi in un «L’ho ammazzata con il cuscino quella vecchiaccia», titolo di sicuro richiamo, ma rischioso. Per il sesso invece è fin troppo facile: provate a scrivere tette oppure culo nel vostro titolo, e sarete sommersi di condivisioni.

Cosa resta da fare allora al povero blogger che non vuol cadere nella banalità del mare, ma senza idee originali a disposizione? Si sfogliano le liste degli argomenti top, cioè i più cliccati, i più cercati proprio dai suoi potenziali lettori. Scartando cultura, sport e motori, non resta che il post stagionale. Siamo ad aprile, per la categoria Do It Yourself spopolano i «lavoretti di Pasqua». Purtroppo però le elementari sono finite da un pezzo. A seguire «coltivare le orchidee», «combattere la muffa» e «riciclare la carta delle uova di Pasqua». Meglio lasciar perdere, e ringraziare di non avere il problema della muffa.

Scartiamo il «microsushi», che sarà un sushi piccolo no? Niente «ricette per single» che quel che cucini per due lo puoi pure fare per uno, le «ricette per farlo innamorare» invece sono patetiche. O forse no? Un post sulle ricette per farlo innamorare può piacere? Ma che senso può avere, o condisci le lasagne con un filtro d’amore oppure speri che sia un uomo come gli altri, capace di innamorarsi anche al ristorante. Scorrendo si arriva a «allarme vaccini», già sentito, «ricevere chic Pasqua», troppo vago, «colori pavimento casa», cervellotico, «come tenere pulita casa quando c’è un animale», triste.

Poi, quando ci si sta per rassegnare allo «shopping pasquale», compare lui: il «Furoshiki». Non hai la più pallida idea di cosa sia, ma ti incuriosisce. E mentre pensi che ti incuriosisce, pensi: se interessa a me, può interessare anche agli altri no? Una pia illusione che dura meno di tre secondi, quando si scopre che il Furoshiki altro non è che un foulard. E ci puoi fare il pareo e la gonna, come ti spiegano ogni anno in spiaggia. L’estrema risorsa? Sfoderi la seconda regola d’oro, che viene subito dopo la regola della S: bisogna saper scrivere almeno venti righe su tutto, anche sul nulla.