Esistono delle storie di famiglia legate a delle marche che sono state con noi sin da piccoli. La mia storia è con cameo. Mia mamma quando ero piccola lavorava, tanto, e io stavo tutto il giorno con nonna Vittoria, oggi 93enne, che oltre a me badava ad altri 4 nipoti, 90 cani, 3 cavalli, 1 tartaruga, conigli, galline, 1 marito, 2 figli e una nuora. Vivevamo tutti insieme in una grande casa.

Aveva il suo bel da fare, nonna Vittoria. Lei però era una donna di altri tempi, di quelle che tutti i giorni a merenda noi bambini dovevamo avere la torta fatta in casa accompagnata da un frutto. Ogni settimana sfornavamo insieme almeno 2 torte. Ho imparato da lei a cucinare, non la lasciavo mai. Dove c’era lei c’ero io, tre passi dietro nonna o nascosta nella sua gonna. Ne studiavo la gestualità, affascinata da quei movimenti che racchiudevano tutto l’amore per la sua famiglia.

Nonna non aveva tempo di dosare farina, lievito, ecc. usava i preparati cameo. Io ero responsabile dell’apertura delle buste e della pulizia della ciotola che leccavo fino a farla luccicare. Nonna aveva provato a imbrogliarmi dicendomi che il preparato crudo mi avrebbe fatto venire mal di pancia e per un po’ ci credetti anche, finché un giorno non la beccai con le dita in flagranza e da allora la ciotola divenne mia.

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La parola “infanzia” per me ha il calore di quei ricordi in cucina insieme, di quei profumi, del gioco con le verdure e la frutta, del profumo della busta cameo appena aperta e di quella nuvoletta di polverina che appariva dalla busta appena la muovevi.

Sono ricordi pieni d’amore, che ho voluto fermamente fare rivivere anche a mio figlio Andrea, oggi 1enne. Andrea ha vissuto la cucina a pieno da sempre. Da neonato lo mettevo nella sdraietta sul tavolo e mentre cucinavo simulavo Benedetta Parodi davanti alla telecamera e gli spiegavo le ricette per filo e per segno. Mentre dormiva i profumi della cucina lo avvolgevano, i suoi primi giochi sono stati frutta e verdura. Il cibo è cultura, è amore per se stessi e per gli altri, è capacità di donarsi, di mettersi in gioco, di poter esprimere la propria fantasia.

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Oggi cuciniamo insieme: Andrea apre i barattoli come nessuno mai, guarda, attento osservatore dal suo seggiolone, tutto ciò che faccio tenendo in mano il suo cucchiaio di legno.
Facciamo insieme il budino, lui è addetto a girare la frusta con il preparato e la prima dose di acqua, quando la pentola ancora non è sul fuoco e non ci sono pericoli se non i grumi che ancora non è capace di gestire. È felice di aiutare mamma e io sono felice di godermi un bel momento insieme, consapevole che un giorno anche lui saprà cogliere l’amore che io ho messo in tutto ciò che ho fatto per lui.

Barbara