Per me la famiglia è stata sempre qualcosa di misterioso. Non sono mai riuscito a comprenderne pienamente il senso. A riguardo sono passato da tutti i luoghi comuni immaginabili.

Per esempio, sul ruolo maschio-femmina sono stato sedotto dal motto “l’uomo può averne quante ne vuole, la donna solo uno”. Di partner, si intende. Chi tra voi maschi non lo ha pensato almeno una volta? “Il maschio è cacciatore”, è la giustificazione che ci si dà: è l’eco di una società passata, dove le conquiste maschili erano motivo di vanto, che risuona vivissimo ancora oggi. Possibile che nessuno si sia mai chiesto perché noi uomini siamo così terribilmente attratti da questa totalmente illogica morale? Ci ho pensato e ripensato e la questione è assai semplice e per nulla illogica, anzi, tutt’altro: se diamo come acquisito il fatto che l’accoppiamento ha come scopo primordiale la procreazione per la continuazione della specie, la frase si spiega da sé. Il maschio può procreare contemporaneamente con quante femmine vuole, la femmina ne può scegliere uno solo. Da qui anche la gelosia maschile e l’attenzione, perfino ossessione in certe epoche, per la verginità e l’illibatezza: più che custodire un corpo, si vuole custodire la certezza della propria prole, altrimenti messa a rischio dall’atroce dubbio: sarà davvero mio il figlio che porta in grembo?.

Logico o non logico, nella quotidianità familiare moderna questo motto è un disgregatore: un rapporto alla pari basato sulla fiducia e stima reciproca mal si adatta a uno squilibrio così evidente. O almeno mal si adatta nel Paese dove vivo, perché vi sono anche culture basate sulla poligamia, altre sulla sottomissione della donna, altre ancora, al contrario, su una sorta di poligamia femminile. Mi ha sempre incuriosito, per esempio, l’usanza del popolo Inuit, la popolazione che vive nell’Artico, dove la donna ha facoltà di offrirsi agli ospiti. Dove “offrirsi” significa proprio quel che state pensando, cioé di andare a letto con altre persone che non sono suo marito. Il che significa anche che, se andate a trovare un amico Inuit, potreste finire a far l’amore con la moglie (e guai a rifiutare certe offerte, che poi magari si offendono pure).

A ben approfondire, vi sono sempre delle ragioni logiche, scientifiche, alla base dei comportamenti sociali che poi si sono codificati e fortificati in culture diverse. Questa degli Inuit a me pare facilmente intuibile: in un posto dove le condizioni di vita sono durissime e dove la densità di popolazione è minima, l’occasione di creare una vita non viene ostacolata, al contrario viene aiutata. Senza contare che accoppiarsi con gli ospiti potrebbe anche significare un “rinnovo del sangue” in un posto dove mescolarsi con parenti e familiari è più facile.

Insomma, anche le consuetudini che ci possono sembrare più strambe, nascondono grandi verità.

Dietro al concetto di famiglia cosa c’è? Ho cercato di informarmi. Lo storico J. M. Roberts nel libro Storia completa del mondo, ne spiega l’essenza scientifica. «La famiglia, intesa come madre, padre e figlio, è un’istituzione che hanno solo gli esseri umani, nessun altro animale». Il che spiega perché questo nucleo, seppure poi sviluppato in modi e culture diverse, è alla base delle società degli Uomini in ogni parte geografica del pianeta, in qualsiasi epoca storica.

Vi sono tre fondamentali motivazioni biologiche. 1) I bambini umani sono dei “ciula”, per dirla alla milanese. I cuccioli della maggior parte dei mammiferi sono “pronti e via” appena escono dalla madre, o tutt’al più maturano nell’arco di alcuni mesi. Basta vedere i piccoli puledrini come sgambettano già dopo pochi minuti per rendersene conto. I nostri bebé invece hanno bisogno di assistenza per anni, camminano e si autoalimentano dopo un anno, parlano dopo tre. (Ciò è dovuto alla nostra posizione eretta: partorire bambini più sviluppati e grandi non sarebbe stato fisicamente possibile, quindi produciamo esseri prematuri). In ogni caso, questa caratteristica crea un primo legame indissolubile: quello tra madre e figlio. 2) Se la femmina deve occuparsi dei bambini, non può procurare da mangiare. Quindi ci deve pensare il padre. (Il che è tragicamente vero anche nella nostra avanzata e moderna società…) 3) La cosa più importante: (alla fine si va sempre a parare lì) “la figa”. O meglio, l’estro. La nostra specie ha infatti una caratteristica sessuale unica. Gli altri animali “vanno in calore”, ovvero hanno determinati periodi in cui la femmina esercita la sua attrazione sul maschio. Le femmine umane, invece, esercitano sui maschi sempre e costantemente un fascino irresistibile. Da questa caratteristica deriva il fortissimo legame di coppia.

La famiglia per me è un mistero, scrivevo all’inizio. Lo rimane anche dopo questo background di informazioni scientifiche/biologiche.

Così come non mi spiego l’Amore (vedi Caro San Valentino, io me ne frego), non mi spiego neanche la famiglia. I figli prima non ti fanno dormire (leggi L’effetto Franzoni), poi ti succhiano denaro e sangue; la tua compagna, per quanto splendida, non può arginare le continue distrazioni cui ti sottopongono le metropoli di oggi, dove rischi di innamorarti ogni 5 minuti. Eppure, in qualche modo, sono loro a cui sei più legato, le persone che ti fanno provare le emozioni (nel bene e nel male) più forti; per loro si trova la forza di fare cose straordinarie, di rialzarsi quando si cade, di confortarli ed essere confortati, di gioire. E’ dalla famiglia che deriva un senso dell'”onore”, della protezione, dell’appartenenza, del giusto e dello sbagliato che motiva le nostre azioni quotidiane. C’è qualcosa di primordiale, perfino di nobile, che ti obbliga a dare tutto te stesso per i figli, per la compagna, ma anche per mamma e papà, fratelli e tutti coloro con i quali sei cresciuto in quella che è la prima vera e propria cellula della comunità.

Tutto questo è misteriosamente straordinario. E la famiglia è, in una parola, incredibile.