Quando è nata mia figlia ed è sopraggiunta in allegato la montata lattea ho capito subito di essere vittima di una metamorfosi significativa.

Se Gregor Samsa ha aperto gli occhi una mattina di un giorno qualunque accorgendosi di essere diventato uno schifoso insetto che zampettava incredulo a pancia all’aria, i miei cromosomi si sono fusi invece con quelli del quadrupede più mite del mondo, cornuto al punto giusto che se è fortunato bruca nelle verdi vallate in compagnia del suo campanaccio, se è nato con un karma infame si ritrova stipato con altri suoi simili in capannoni anonimi, svolgendo una vita letteralmente di merda.

Ad essere sincera, analizzando i miei primi mesi da neomamma in cui tiravo fuori il seno un trilione di volte al giorno, perlopiù tra le quattro mura di casa, avevo uno stile di vita più vicino a quello dell’allevamento intensivo.

Allattare è un atto naturale, considerarlo una delle gioie della vita un po’ meno. Non si può trovare beneficio nel loop della tetta sempre di fuori, tesa come un palloncino pieno d’acqua e simpaticamente dolorante.

Ho convissuto con due air bag scoppiati attaccati davanti per quasi tre mesi, ho versato lacrime amarognole quando sono stata costretta a prendere un farmaco inibitore del frutto del mio orto per colpa di una mastite, che se avessi avuto una ostetrica umana ad illuminarmi sul da farsi, che so, a trasmettermi un po’ di informazione preventiva? Un sorriso invece dell’espressione da generale nazista? Un’assistenza più amorevole mentre mostravo la mia attività “lattiera”?! Nuo.

Niente di tutto questo. Io nutrivo mia figlia tra strette mascellari (le ragadi sono una brutta cosa, che si sappia in giro) e timore reverenziale nei confronti di quella donna che era meglio non avesse mai varcato la soglia di casa mia.

L’entrata del latte artificiale mi ha salvata da morte cerebrale certa. I miei capezzoli ancora mi ringraziano, ve lo dico. Camilla è cresciuta bene, io ho smantellato pezzo per pezzo il mio senso di inadeguatezza (lo sapevate che, se avete difficoltà ad allattare, non siete bravi madri? Così dicono), ho capito che “c’è del marcio” nel post parto e che mancano tre elementi basilari al momento di entità para aliena che, se ci fossero, è probabile facciano tremare le case produttrici di latte artificiale:

1. sana e buona informazione (nulla di impegnativo, tranquilli);

2. sensibilità (cosa rara ai giorni nostri);

3. assistenza preventiva (non è l’ultimo film d’Essay)

E niente Mary Poppins versione Stephen King, per favore…