Cercate di tornare indietro nel tempo. Vi ricordate come, a otto anni, le vostre giornate fossero piene di giochi, amichetti, scuola, musica, sport…… poche preoccupazioni, tanto divertimento e la protezione di mamma e papà!


Questa è la vita di un bambino, perché la serenità dei bambini va tutelata e garantita sempre. Eppure, in alcune parti del mondo non è così: leggiamo i giornali, accendiamo la tv e ascoltiamo la notizia agghiacciante di una bambina morta a otto anni a causa delle lesioni riportate durante la sua prima notte di nozze. Bambine che vengono costrette a sposare uomini di quaranta anni per salvare il nome della famiglia, per sopperire a debiti familiari, per sollevare i genitori dal dubbio di una figlia che non sia arrivata vergine al matrimonio. Bambine comprate, stuprate, violate, che non possono ribellarsi a questo triste destino, altrimenti rischiano la vita, la galera, la lapidazione. Molte di loro ci hanno provato, sono scappate per essere poi ritrovate e sepolte vive dagli stessi familiari. Altre sono entrate nel vortice della depressione, trovando nel suicidio l’unica via d’uscita, altre ancora si sono rassegnate vivendo una vita che non avevano scelto, rinunciando alla loro infanzia e alla serenità che meritavano.

Nei paesi dove avviene il dramma delle spose bambine, non si contano più le morti durante il parto (il giovane corpo di una bambina non è pronto né maturo per poter sopportare le fatiche di una gravidanza e soprattutto di un parto).

Ma come al solito si tace, l’informazione è minimizzata a piccoli racconti, come quest’ultimo, come fosse una rarità quella successa a questa bambina di otto anni. Come se, dopo l’indignazione della lettura della notizia, si possa tornare alla normalità, senza pensare che le nostre figlie, nipoti, sorelle, amiche avrebbero potuto vivere in India, Pakistan, Yemen o molti altri paesi invece che qui e quindi subire tutte le atrocità di quelle povere innocenti, e forse avrebbero lottato perché qualcuno nei “paesi fortunati” se ne occupasse.

Non ci nascondiamo dietro al rispetto delle tradizioni degli altri paesi, questa è violenza, atroce violenza!

Il 9 ottobre parteciperò all’iniziativa “Un calcio alla pedofilia”, organizzata dall’associazione “La caramella buona onlus” e spero che i riflettori vengano accesi su un tema tanto difficile da affrontare. Io non mi rassegno, non lo accetto, non mi stancherò mai di lanciare il mio piccolo sassolino, perché io credo che qualcosa si può e si deve fare. Perché c’è una bambina che sta vivendo questa atroce violenza da qualche parte, in questo momento, e io non voglio far finta di niente!

 

sposa bambina