Qualche giorno fa mi trovavo nella corsia dei vini all’Esselunga, è un attimo il mio sguardo incrocia quello di un ragazzo, moro occhi azzurri, molto carino, ci guardiamo, mi passa vicino, accenna un sorriso e se ne va. Come nei migliori film, dove i capelli vengono spettinati da un finto vento, mi giro ed eccolo là davanti a me il mio equivalente emotivo del crollo del ’29: il borsello.

Elio canta in Uomini col borsello (Ragazza che limoni sola):

C’e’ un amore in ogni borsello.
Se il tuo e’ proprio in quello che sfoggia lui,
ritorna al Parco Capello , lo troverai la’.
Ma in quel capannello di uomini col borsello
lui solo lo avra’ in budello, e gli altri in finto bue.
In finto bue, in finto bue, in finto finto finto finto finto bue.

Eppure il borsello sembra un accessorio (ahimè) tanto amato dagli uomini. Personalmente lo ritengo un accessorio “anti sesso”.

Negli anni ’70 spopolava, con il classico look da camicia sbottonata, pantaloni a zampa d’elefante e capelli con riporto. Poi negli anni ’80 e ’90 fu messo da parte (per fortuna), ma con la grande ribalta del marsupio (altro accessorio che non si può vedere) o meglio sono giustificati i vari atleti che per comodità lo usano per andare ai campetti a giocare, oppure ad allenamento.

Ora nel 2013 eccolo che ritorna come un funghetto sulle spalle dei maschi. Con l’arrivo dell’autunno e con la classica situazione da lavoro (libro+portafoglio+telefono+chiavi) si fa spazio tutto fiero.

[Tweet “E poi non è un borsello, si chiama Sasch, ce l’ha anche Indiana Jones! #borsellodicono”]

Ma quali sono le categorie degli uomini che lo usano?

L’alternativo:
quello che anche ad ottobre gira per le strade di Milano con le birkenstock ai piedi, sfoggia la versione che si vede con “ci metto dentro tutto quello che mi serve”. Il classico nostalgico del marsupio che lo sceglie di stoffa per fartelo passare per una  borsa a tracolla. “Ma no, tesoro, a me non la si fa, quello è un borsello e non importa se è di tela grezza, sempre schifo fa!”.

Il “wanna be Fighetto”:
lo stesso che il mercoledì sera va a ballare al Just Cavalli: ha ovviamente la versione super cool, super griffata, con i loghi più grandi del borsello stesso, i must have sono Louis Vuitton, Fendi, CK. Vuole far colpo sulla ” gente giusta” della “Milano da bere” e punta sbagliando sul borsello per farsi riconoscere.

L’Impiegato “scarpa di legno”:
lo riconosci anche dal colletto della camicia che fa provincia e dalle suole rettangolari e spigolose come delle piccozze. Si aggirano a migliaia per la città e ovviamente per farsi riconoscere da veri “business man” lo sfoggiano in pelle effetto vintage così da poterlo portare sempre con se. In genere ne estraggono uno smartphone con atroce cover in coordinato.

Dopo questa considerazione mi immagino già la reazione “ma è così comodo?” citando Anna Dello RussoFashion is always uncomfortable. If you feel comfortable you never get the look.” Mi viene da rispondere che esistono delle alternative al borsello, più che valide come una ventiquattro ore, un porta documenti oppure una borsa a tracolla, per fortuna la moda maschile offre tantissime varianti in tema di accessori. Ed è curioso come anche i maschi non possano sopportare l’idea del “borsello”!

Voglio il vostro parere sul tema, twittate usando l’hashtag #borselloiodicono 🙂