Ascolto Roberto Fico, il deputato grillino presidente della commissione di vigilanza Rai, parlare di partiti politici e bondage su Repubblica Tv e decido di fare una piccola eccezione: non dedicarmi ai diritti rosa, ma per una volta ai diritti arcobaleno. Cioè, di tutti. Che si fa tanto parlare di meritocrazia, ma poi nulla più. Chi non è nel settore, difficilmente ne avrà sentito parlare, ma la notizia è di quelle che fanno parecchio riflettere su che cavolo di paese è il nostro.

Rai e Usigrai, il sindacato aziendale della televisione pubblica, hanno firmato per ben 75 nuove assunzioni. Bene direte voi, benissimo dico io. Un po’ più della metà, sono destinate a un concorso interno, per regolarizzare rapporti contrattuali esistenti e precari. Benissimo. La storia si fa un po’ più bizzarra se si considera che 35 delle nuove assunzioni sono riservate agli allievi della Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia. Non c’è concorso, non c’è nulla, basta rispondere al telefono. «Pronto Tizio, sono la Rai, sei assunto». Non male.

((Speedy riassunto per i non addetti: L’Italia è l’unico paese dove c’è un Ordine dei giornalisti. Per iscriversi all’albo bisogna superare un esame di stato: requisito fondamentale il praticantato (chi ha un amico avvocato, ha già capito), che si può ottenere: 1) Frequentando una delle scuole riconosciute dall’Ordine, a numero chiuso e con tassa d’iscrizione 2) Dopo aver lavorato per un qualche tempo con una testata giornalistica si può iniziare la procedura per veder riconosciuto il praticantato d’ufficio 3) Una redazione può assumere con un contratto da praticante. A beneficio di chi legge, segnalo che l’opzione 3 è pura fantascienza)).

Appena venuto fuori il fattaccio, apriti cielo. Giovani giornalisti indignati (e riuniti nel gruppo su FB Come loro, aggiornato su tutte le novità), lettera altrettanto indignata dei direttori delle altre scuole di giornalismo. Hanno ragione, almeno per due motivi: il quadro di indirizzi del Consiglio nazionale dell’Ordine vieta espressamente le scuole aziendali, che non possono essere riconosciute dall’Ordine stesso, mentre l’accordo con la Rai battezza quella perugina come «pura scuola aziendale». I firmatari della lettera ricordano che la Rai, come azienda editoriale di servizio pubblico, deve adottare procedure di selezione del personale «pubbliche e universali», soprattutto quando si scelga di assumere soltanto giornalisti formati nelle strutture riconosciute. Direi che non è accaduto nulla di tutto ciò.

Naturale a questo punto domandare lumi a Enzo Iacopino, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Lo potete trovare su Facebook, è quella faccina con sullo sfondo la grande scritta SMASCHERIAMO I LADRI DI SOGNI. Per chi non l’avesse intuito, i ladri di sogni sono gli editori, i sogni sono quelli dei giovani giornalisti. Iacops risponde su Milano Post.

«Per noi è tutto chiaro. Le norme vanno lette tutte, non una riga sì e una no, e non interpretandole a proprio piacimento. È stato tutto scritto da molto prima che Di Trapani assumesse il ruolo di segretario dell’Usigrai, quindi non voglio accettare da lui lezioni del genere. Tutte le scuole aziendali sono proibite. Tutti i colleghi che fanno selezioni, che seguono gli stessi programmi nelle scuole, devono avere pari opportunità, almeno per quanto ci riguarda».

Direte voi, è fatta. Ora Iacops impugnerà la spada e libererà i nostro sogni. E invece no. Perché la verità è che lo sanno tutti che la scuola di Perugia è la scuola della Rai, da sempre. Lo sanno davvero davvero tutti, tanto che nessuno ne fa mistero. Per citarne uno, Paolo Pirovano, segretario dell’Ordine nazionale dei giornalisti, scrive sul suo profilo Twitter: «Se non studi a Perugia la Rai non ti assume». Ma non è l’unico, basta spulciare qua e là, non riceverete che conferme. Ma perché dire la verità?

«La vicenda è stata giudicata negativamente all’unanimità da tutti i 9 membri presenti alla riunione del Comitato esecutivo – spiega Iacopino – e questo sarà al centro del dibattito del Consiglio dell’Ordine Nazionale, che purtroppo si riunirà solo a settembre: non posso convocare un consiglio ad agosto che sia molto numeroso. Magari il Consiglio dirà che tutto va bene, chi lo sa. Io non sono innamorato della mia idea, non comando io».

Riassumendo: l’Ordine dei giornalisti, per facilitare l’accesso alla professione, ha istituito le scuole di giornalismo, regolandone il funzionamento e stabilendo che non possono esserci scuole aziendali. Come succede ormai da anni, Perugia è una scuola aziendale, tanto che la stragrande maggioranza dei suoi allievi sono in Rai e tanti in Rai sono ex allievi. Tutti sono d’accordo nel dire che Perugia ha violato le regole, tutti si chiedono come mai la Rai non abbia almeno tentato un concorso pubblico, aspetto che mi pare non di secondo piano, anzi.

Me l’ha sempre detto la mamma, che dai ladri è meglio difendersi da soli.

Se siete interessati alla vicenda, sul sito di Franco Abruzzo si trova tutto e pure di più.

Ieri Roberto Fico ha deciso di incontrare i giovani giornalisti del gruppo Come Loro per saperne qualche cosa di più. Direi non male.