Sono una mamma 2.0, sono una mamma non nativa digitale, sono nata con la carta stampata e il mio primo posto di lavoro non aveva PC, tablet, smarthphone, lavoravo con la macchina da scrivere, e il telefono fisso con tanto di cavo aveva ancora la meglio sui più moderni e ormai superati cordless. Il cellulare, nonno degli smartphones odierni, era ancora un sogno riservato a pochi.

Oggi però sono una mamma 2.0, di quelle che vive la rete come mezzo di condivisione con altre mamme, come mezzo di informazione su ciò che accade attorno a me.

Credo fortemente nella maternità informata e consapevole, ma su questo tema, piuttosto che navigare la rete, preferisco rivolgermi a dei professionisti con i quali ho instaurato un rapporto di fiducia e con i quali condivido la mia visione e interpretazione di vita sana e il più possibile a impatto 0.

Poi però navigo la rete, tutti i giorni, sono nei gruppi di mamme, chi non lo è?

E vedo mamme che affidano ad altre mamme diagnosi sullo stato di salute dei propri figli, che cercano in Google risposte a sintomi o a problematiche che meriterebbero maggiori approfondimenti. Le studio con interesse e stupore perché è un segnale forte di come le persone abbiano una fiducia distorta in questo mezzo così utile ma anche talvolta pericoloso.

Mi domando anche quanto vivevano più serene le nostre nonne e mamme.

I percentuali di crescita non esistevano, o forse erano semplicemente sconosciuti, e sono certa che le mamme vivevano meglio senza l’ansia del punteggio della pediatra. Senza dover giustificare alle mamme della rete perché tuo figlio non cresce, perché quel punteggio del metabolismo e dell’ereditarietà forse non ne tiene proprio tanto conto e ancora in Italia la cultura del “cicciotto è bello” spopola tra le mamme.

E dello svezzamento che ne facciamo? Vogliamo svezzare con le pappine o pratichiamo autosvezzamento? Svezzamento tradizionale o vengano? Forse dipende dal nostro bambino, dalle problematiche di ereditarietà che gli abbiamo tramandato con il DNA. Non sono fatti tutti con lo stesso stampino.

Poi penso a nonna Vittoria e alla sua generazione che, invece, dava il seno e amen, le bastava guardare suo figlio per capire se tutto andava bene.

Barbara