Della serie, donne che non si arrendono: le attiviste saudite da tre anni portano avanti la battaglia per il diritto a guidare l’automobile.

L’associazione Women2drive ha sostenitori in tutto il mondo, ma ancora non basta. Manal Al Sharif, portavoce dell’associazione che per evitare ritorsioni vive a Dubai, si è fatta ritrarre al volante, con il velo, per lanciare la manifestazione del 26 ottobre scorso: le donne saudite sono state invitate a mettersi alla guida e gli uomini chiamati a dare il loro sostegno, sedendosi sul sedile del passeggero.

Com’è andata? Male, anzi malissimo. Gli organizzatori della campagna hanno deciso di abbandonare l’iniziativa dopo le pressioni del Ministero degli Interni saudita, cha aveva assicurato l’arresto a chiunque avesse tentato di partecipare. Solo in cinque hanno osato – o meglio, potuto – sfidare il divieto del governo, condividendo il filmato della guida ribelle su Facebook e Twitter. Per ora niente da fare: per le donne saudite guidare un auto resterà un sogno. Il divieto di guidare non è una legge, ma una fatwa – il parere di un giusperito musulmano – lanciata nel 1990 da un illuminato leader religioso che sosteneva che guidare faccia male alle femmine, perché le scosse possono compromettere l’uso delle ovaie e causare malformazioni nei figli.

Negli Emirati Arabi si deve rispettare rigorosamente la legge della dottrina wahabita, un’interpretazione fondamentalista del Corano. Le donne non possono nemmeno andare in bicicletta.

La polizia controlla abbigliamento e acconciatura, non possono accedere ad alcune cariche né lavorare nel settore petrolifero. Recita il proverbio: «Una ragazza non possiede altro che il suo velo e la sua tomba».

In tutta questa tristezza, le donne saudite hanno trovato un inaspettato alleato: Hisham Fageeg, che con il video No Woman No drive ha espresso tutta la sua solidarietà. Un video sorridente e pieno d’ironia, la dimostrazione che non si tratta solo di una questione femminile.

E anche questa è una piccola rivoluzione.