A conclusione della nostra vacanza nel nord Italia è arrivata per i bambini la fatidica domanda: qual è la città più bella che abbiamo visto? Nel porre questo difficile interrogativo che conduce i bambini di fronte a una scelta difficile, li abbiamo stimolati a pensare a tutti i monumenti visti.

Salire in cima alla Mole di Torino, sfiziarsi al Cioccolatò e dare da mangiare agli scoiattoli del Parco del Valentino è stata senz’altro un’esperienza divertente. Se non altro era l’inizio della vacanza e i ragazzi erano super disponibili ad accogliere stimoli e proposte.

Il Duomo di Milano visto al volo, una passeggiata nella città meneghina praticamente vuota li ha disorientati e sorpresi. Venezia, con un po’ di stanchezza e fatica, li ha tenuti belli svegli e vigili. Non tanto perché speravano nell’acqua alta, ma per via dei piccioni onnipresenti e della bellezza indiscussa della carnevalesca Serenissima.

Eppure al primo posto in classifica hanno messo Padova. A parlare è stato Michele è ovvio, ma a vedere il sorriso di Fabrizio era palese che condividesse le impressioni del fratellone.

La città dei tre “senza”

Con la guida eccellente della nostra amica Lella, ci siamo addentrati nella città di Padova, che abbiamo visto in due tappe, una serale e una mattutina. Entrambe ci hanno consentito di apprezzare aspetti diversi di questa città davvero a misura di bambino. La cordialità dei padovani, pur non essendo proverbiale, non è mancata. E quando ci si muove con i Bambini al seguito è chiaro che bisogna sperare di trovare molta comprensione. Immaginate soltanto il chiasso e gli spostamenti che hanno voluto fare sul tram per vedere dal finestrino lo sviluppo della città.

Il fatto che i mezzi pubblici siano ordinati e puntuali ha reso gli spostamenti semplici e agevoli. Abbiamo camminato moltissimo, ma non ci è pesato. E arriviamo così alla prima definizione della città, quella che ci ha guidato nell’esplorazione.

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La città dei tre “senza”: del Santo “senza” nome, del Prato “senza” erba e del caffè “senza” porte.

La chiesa di Sant’Antonio da Padova

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A Padova, nel riferirsi a Sant’Antonio, non si usa quasi mai il nome proprio del Santo, ma tutti lo chiamano, appunto, il Santo. Dopo averne apprezzato le cupole, dopo aver notato come fossero molto simili a quelle veneziane e anche un po’ a quelle arabe che si vedono in tv, siamo entrati nella chiesa. L’impazienza dei ragazzi non ci ha consentito di vedere il filmino su Sant’Antonio, ma vedere le sacre Reliquie è stato più che sufficiente a sconvolgerli. Il fatto di vedere la lingua (per giunta minuscola) di Sant’Antonio è stato interessante.

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Prato della Valle

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Una piazza enorme ma talmente grande da contenere una pista d’atletica al suo interno. Questo particolare sportivo ha invogliato i bambini alla corsa. Si saranno fatti almeno 4 giri di campo, sfidando anche mamma e papà alle prese con il fiatone e l’affaticamento muscolare. Ma va bene, passeggiare tra i ponti, ricordarsi che si chiama Prato della Valle ma che dell’erba non c’è nemmeno l’ombra, è stato l’incipit della passeggiata mattutina prima di rientrare a Roma.

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Il Caffé senza Porte

Avevamo visto i primi due “senza” e, con il solito espediente dell’avventurosa ricerca dell’indizio mancante, li abbiamo convinti a passeggiare nel centro di Padova alla ricerca del Caffé senza porte, che poi è stato utilissimo per il pipì-stop. Un bar elegante, fiore all’occhiello di una città che di eleganza ne ha da vendere. Purtroppo non siamo riusciti a visitare tutte le piazze di Padova, ma ne abbiamo scovata una sulla via del ritorno con un’istallazione colorata intrigante.

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Fatto il pieno di colori e nozioni, ci siamo avviati per il pranzo a casa, prima di dire mestamente addio all’umidità nordorientale, per rientrare nel mite e caldo Centro Sud.