Da bambina Mirella sognava di incontrare il principe azzurro, mettere su casa e avere tanti bambini.

Quando è diventata una donna, ha incontrato il compagno per la vita e ben presto il desiderio di avere un figlio ha bussato alla loro porta.

Una porta inaspettatamente difficile da aprire, che ha reso il cammino per diventare genitori lungo, difficile e pieno di sofferenze. Mirella ci racconta la sua storia e gli ostacoli che ha incontrato durante il suo percorso che però non le hanno mai fatto perdere la speranza…

  • Mirella, quanti anni avevi quando tu e tuo marito avete deciso di provare ad avere un bambino?

Sai quando da piccola pensi che un giorno troverai il principe azzurro, lo sposerai, avrai tanti bambini e vivrai felice e contenta?
Ho conosciuto mio marito quando avevo 22 anni e ci siamo sposati quando ne avevo 26. Dopo pochi mesi iniziammo a provare ad avere un bambino. Anche se ogni mese il ciclo tornava, non ero allarmata perché non avevo fretta desiderio sì, ma fretta no!
Passano altri mesi però e non succede nulla. Decidiamo quindi di fare qualche controllo per capire se è tutto a posto!

  • Quale esito hanno dato i controlli che avete fatto?

Mi hanno detto di avere un grande fibroma e lo faccio rimuovere subito, convinta che tolto l’ostacolo ce l’avrei fatta! Ma niente.
Nel frattempo mi sono fatta vedere da vari ginecologi, mi sono sottoposta a stimolazioni ormonali, ho passato mesi a monitorare l’ovulazione e niente!
Mio marito ha fatto tutti i controlli necessari ed era tutto nella norma. Ma è passato un altro anno, tra il desiderio che cresceva, le delusioni che si susseguivano, i ritardi che illudevano, i cicli che tornavano, le amiche che rimanevano incinte solo col pensiero e le persone che chiedevano in continuazione come mai noi non avessimo figli. Insomma chi ci è passato sa bene di cosa parlo!

  • Cos’avete deciso di fare?

Abbiamo deciso di intraprendere il percorso dell’adozione e quello della fecondazione assistita. La seconda me l’ero data come ultima possibilità.
Ero stanca, molto stanca. Avevo deciso che ci avrei provato ma poi mi sarei fermata, perché questi percorsi sono duri sia emotivamente sia fisicamente ed erano quasi tre anni che mi facevo rigirare come un calzino. Ero stanca!

  • A quale tecnica di fecondazione assistita ti sei sottoposta?

Un giorno ho preso il telefono e ho chiamato una clinica privata dove si effettua la PMA (Procreazione Medicalmente Assistita). Ho preso appuntamento e siamo andati.
Ci aspettavano medici e infermieri meravigliosi. Abbiamo fatto tutti i controlli obbligatori per la FIVET e ci sono voluti un paio di mesi per avere tutti i risultati. Quando sono arrivati, erano tutti OK e abbiamo potuto iniziare.

  • Ci racconti il tuo percorso?

Il giorno del transfert mi hanno impiantato 3 ovuli fecondati e sono rimasta a riposo assoluto per 15 giorni.
Mi sentivo triste e allo stesso tempo felice! Triste perché ero terrorizzata, avevo paura anche ad alzarmi dal letto perché non volevo rischiare di rovinare tutto. Avevo paura che mi tornasse il ciclo perché avevo i dolori mestruali. Ma ero anche felice perché avevo la grande speranza che entro 15 giorni mi sarei forse sentita finalmente mamma!
Sono stati i 15 gg più lunghi della mia vita!
Quando è arrivato il giorno delle beta, non so dire come mi sentivo… non vedevamo l’ora che arrivasse ma avevamo paura, paura di perdere quel treno che non sarebbe più ripassato.
Ho fatto il prelievo e mio marito mi ha portata a fare colazione al mare. Pensavo a come sarebbe cambiata la mia vita da lì a due ore…

  • Qual è stato l’esito?

Quando siamo tornati al laboratorio analisi, non avevo il coraggio di scendere dalla macchina. E’ sceso mio marito ed è tornato correndo dopo un minuto e dicendomi “apri tu!”.
Tremavo… ho aperto e ho letto “POSITIVO”.
Scoppiamo a piangere in macchina… ce l’avevamo fatta! Eravamo felicissimi, di quella felicità che non puoi spiegare a parole. La provi e basta, è tua, personale, intima.
Ho chiamo da dottoressa della FIVET ed era più contenta di me, ma poi mi disse che ci saremmo dovute vedere per la prima visita.
I valori erano molto alti, quindi potevano essere due o tre addirittura. Mamma mia, mentre ci ripenso mi viene da sorridere… quanto ero felice!

  • …Quindi uno, due o… tre?

Ci dissero che erano due camere gestazionali… che gioia ragazzi!

Ma poi mi hanno messa a riposo perché la reputavano una “gravidanza preziosa”, così mi sono trasferita da mia madre. E’ dura pensare di stare a letto quando tu ti senti la forza di un leone! Ma ho fatto la brava e mi sono organizzata per passare il tempo.

  • Com’è proseguita la gravidanza?

Al quarto mese, la prima paura. A un controllo mi hanno trovato l’utero accorciato e mi hanno ricoverata subito per cerchiaggio d’urgenza.
Sono crollata. Soffrivo. Mi dissero che era solo un tentativo perché era tardi per il cerchiaggio, ma anche questa volta ce l’ho fatta.
Sono tornata a casa e sono passati altri mesi nella solitudine più totale.
La vita degli altri andava avanti, mentre io stavo immobile nel letto.
Dopo un po’ non hai più voglia nemmeno di leggere o accendere la TV – dopo quello spavento poi! – e pensi che ogni giorno possa arrivare la fine del sogno.
Sono arrivata a 33 settimane: prericovero.
Sono andata in ospedale tranquilla perché ormai vedevo la luce e iniziavo a respirare. Ma poi il buio di nuovo. Mi hanno detto che dovevano ricoverarmi perché avevo le contrazioni e la pressione alta. Sono caduta dalle nuvole perché avevo fatto più visite io di tutte le persone che conoscevo messe insieme! Come mai nessuno si era accorto della pressione? E le contrazioni? Io non le sentivo nemmeno!
Dopo due giorni, con un parto d’urgenza, sono nati Alessio e Giulia. Prematuri… il buio di nuovo!
Sono stati portati in un ospedale che aveva la neonatologia. Sono andati in TIN (terapia intensiva neonatale) per sottopeso e distress respiratorio…ma questa è un’altra storia.
Oggi stanno bene, sono sani, intelligenti, vivaci, sono la nostra vita, il nostro futuro… sono noi.
Sono il miracolo della vita e della scienza! Perché dove non arriva la natura, c’è per noi questa grande possibilità.

  • C’è qualcosa che vorresti dire alle coppie che stanno vivendo situazioni simili alla vostra?

Abbraccio tutte le coppie che come noi hanno passato o stanno passando questo momento difficile e complicato, ma mi sento di dire che per noi questa scelta è la migliore di tutta la nostra vita.
La vita che a modo suo ha generato vita ugualmente!

Ringrazio Mirella per averci raccontato la sua storia e vi lascio con la “traduzione” di alcuni termini medici a cura della Dott.ssa Giulia Santi:

FIVET: è la fertilizzazione in vitro con successivo embryo-transfer, cioè si uniscono i gameti femminili e quelli maschili semplicemente avvicinandoli in un terreno di coltura. Dopo la fertilizzazione si procede con l’inserimento del/degli embrioni in utero.

Cerchiaggio: è una procedura chirurgica che si effettua quando il collo uterino, non in grado di fare contenzione, si dilata senza contrazioni uterine, quindi passivamente. Si appone una specie di benderella che stringe e chiude il collo uterino.

Gravidanza preziosa: termine spesso usato per quelle gravidanze che insorgono da PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), soprattutto di secondo livello, in coppie che hanno faticato a ottenerla.