Domenica sera, pop-corn e aranciata amara. VideoNews presenta… “La Guerra dei vent’anni, ultimo atto”. Non potevo perderla, quei vent’anni sono i miei. Posso rivendicare – senza orgoglio, per carità – un’approfonditissima e più che documentata conoscenza della vita di nonno Silvio. Da telespettatrice, da cittadina, da donna, da giornalista, lui e sempre lui. Che fa ridere, a volte sorridere, arrabbiare, indignare. Vergognare. Da giornalista, non posso che osservare con tristezza fino a che punto la realtà possa essere travisata, camuffata e ricostruita. Con le luci giuste, con le musichette strazianti, con l’illusione di quotidianità regalata da Silvio in pullover blu su divano bianco.

Da cittadina, lo stupore lascia il passo alla rassegnazione. Da telespettatrice, non posso fare a meno di notare il cattivo gusto del Silvio nazionale, con quella tavernetta spoglia, le sedie bianche con i fiocchi senape, i candelabri, la sala cinema buia e  striminzita. Ma chi è il suo arredatore? Da donna, Ruby mi fa una gran tristezza. E come lei, l’universo di gioiose Olgettine, sempre rifatte, sempre sciocche, sempre arroganti, stipendiate, senza dignità. Inconsapevoli. Vi invito a impegnarvi in un complicato ma istruttivo esercizio di fantasia. Mettiamo davvero che Silvio sia un anziano uomo politico con molti soldi e una gran voglia di far del bene, come ha tentato disperatamente di apparire ieri sera. Non è facile: dobbiamo dimenticare le sue innumerevoli battutine sessiste, che non perdonerei neanche al vicino di casa. Dimentichiamo per carità la fidanzatina – anche lei mia coetanea – che va in giro con cagnolino e tailleur panna, con mamma premurosa al seguito tra le stanze del villone. Tutti insieme immaginiamo nulla più che un anziano ma energico miliardario, troppo affezionato agli anni Ottanta per abbandonare la tavernetta triste della Brianza per una barca alla Baleari o un tetto di Manhattan.

Il nostro nostalgico e solo vecchietto si circonda di amici – stipendiati –  e ragazzine – stipendiate –  che cantano “Meno male che Silvio c’è” sgambettando attorno al tavolo con i candelabri. Fin qui, patetico ma sopportabile. Poi, una sera, il vegliardo scopre tra lo stupore dei presenti che una di queste ragazze è una non meglio identificata parente di Mubarak, con alle spalle una triste storia di fughe dettate dalla sua conversione al cristianesimo. Lo so, mi rendo conto che è dura e siamo già alla fantascienza, ma fate uno sforzo. Dicevamo, c’è questo anziano magnate, che pensa di ospitare alle sue cene tristi ma eleganti una sorta di rifugiata politica. Poi una notte viene sapere che la spirituale ragazza è minorenne, e ha mentito, sempre e su tutto. È una giovanissima scappata a Milano in cerca di guadagno&successo&tv, senza soldi, molto bugiarda e molto sola.

E ora il domandone. Siete l’anziano dal gusto cattivo ma dal cuore grande. Che fate per aiutarla? Tante cose. Una casa, un po’ di soldi, va bene. Un mestiere? Nella ricostruzione favolosa di ieri Silvio le avrebbe dato i soldi per aprire un negozio da estetista, salvo poi accorgersi che data la sua minore età non si poteva fare. Che ne dite di una famiglia affidataria come si deve? L’università? Una scuola professionale? Un corso da estetista? Un lavoro da estetista? No, niente di tutto ciò. Il copione della favola triste di Ruby prevede un finale berlusconiano. Me li vedo avvocati e consulenti che, pensa che ti ripensa, decidono che la cosa migliore per riabilitare una prostituta sia metterle un bambino in braccio. Avete visto? Non era una escort, ma una giovane madre. Da donna a donna, Karima, alias Ruby Rubacuori, mi fa, più che una gran rabbia, una gran tenerezza.