Settimana triste, quella appena passata. Penso alle bombe di Boston (forse la più bella, liberale, innovativa città americana). Penso all’inconcludenza della politica italiana, incapace di risolversi quando un’istituzione di certo non famosa per elasticità come la Chiesa è riuscita a sorprendere il mondo (a proposito quella cosa lì della ‘donna presidente’ e il vario can-can sulle quote rosa che cos’era, una presa in giro? una barzelletta? Il 52% della popolazione italiana, le donne tutte, vorrebbero sapere).

Penso, soprattutto, a Denise, 22 anni, uccisa nel garage sotto l’ufficio dall’ex fidanzato (che poi si è suicidato). E’ successo a Treviso, qualche giorno fa. Un femminicidio, un nuovo atroce delitto contro una giovane donna ‘colpevole’ di attentato di lesa maestà. Eh sì, perché Denise (che le cronache raccontano solare e brava lavoratrice e le foto on line mostrano splendida) aveva deciso di dire basta. Basta a quel Matteo, 15 anni più grande di lei, gran parlantina e gesti eclatanti (per riconquistarla aveva comprato una pagina di un quotidiano locale dove le dichiarava amore e fedeltà) ma poi un po’ farfallone. Voleva concretezza, Denise.

L’ha lasciato e non è tornata indietro. Un affronto – ma quante volte abbiamo ascoltato questa storia: leggetevi «Se questi sono gli uomini»¸edito da Chiarelettere del bravissimo Riccardo Iacona, inchiesta da brivido sui reati contro le donne in Italia) – un affronto, dicevo, che Matteo non ha potuto sopportare. E così un pomeriggio, dopo una giornata di lavoro, ha aspettato Denise nel parcheggio dove è solita lasciare la macchina, le punta in faccia una berretta e le spara. Qualcuno ha sentito lei supplicarlo.

Poi il fuoco. E un nuovo sparo contro se stesso. Dolore per la tragedia? No, rabbia. Rabbia perché Matteo era già stato ‘attenzionato’ dalle forze dell’ordine: Denise, vista l’insistenza con cui lui la cercava contro il suo volere, aveva fatto denuncia ai carabinieri di Montebelluna. Era stata coraggiosa (e, forse, spaventata). Una bella ramanzina in centrale, si era beccato il Matteo. Poi però aveva fatto anche richiesta del porto d’armi ‘ad uso sportivo’ dopo, sottolineo dopo, la denuncia di Denise nei suoi confronti. Com’è potuto succedere che gli sia stata concessa la licenza? Quale cortocircuito della legge e della burocrazia è saltato? Denise poteva essere salvata? E’ stata una settimana triste. Ciao, Denise.