A volte, per far bene, possono bastare un po’ di follia e una gran forza di volontà: quella che vi voglio raccontare oggi è una bella storia.

«Papà non possiamo fare qualcosa per i bambini meno fortunati di noi?». Così è nato Progetto Sofia: dieci anni di lavoro e nove missioni nel mondo, tutte dedicate ai bambini in difficoltà: orfani di guerra ed epidemie, bambini soldato e abbandonati, con problemi psichici e fisici. Mauro Ciaroni è un pesarese, un papà, un hair stylist e un viaggiatore deciso a dare una mano a chi ha più bisogno.

«In molti casi ho visitato di persona le strutture, incontrando i responsabili e consegnando il denaro nelle loro mani – racconta – Con l’aiuto di amici e istituzioni in questi anni abbiamo raccolto quasi 300mila euro, tutti spesi per aiutare migliaia di bambini, senza passare per i complicati ingranaggi delle burocrazie statali e locali. Anche se so che Progetto Sofia non è altro che una piccola goccia nel mare, voglio continuare a fare il possibile per aiutare chi è in difficoltà».

Mauro ha deciso di festeggiare i dieci anni del progetto con un libro: «Sofia e il colibrì».

«Come il colibrì del racconto tradizionale africano e sudamericano, anche Progetto Sofia si adopera nel suo piccolo, goccia dopo goccia, per spegnere gli incendi di dolore e disagio in ogni parte del mondo – racconta – All’acqua sono legati molti dei nostri aiuti in Africa, dove abbiamo costruito pozzi e ristrutturato acquedotti, oltre ad assistere scuole, orfanotrofi, ospedali, progetti di micro-credito femminile. Tutti progetti realizzati grazie a centinaia di amici che, sin dall’inizio, mi sostengono e che ringrazio ancora una volta».

Semplice, ma funziona: Mauro è un postino, prende i soldi di qui e li porta di là. Negli ultimi dieci anni il Progetto Sofia – sì, Sofia è la sua bimba – ha finanziato decine di iniziative in Uganda, Togo, Tanzania, Rwanda, Senegal, Mali, Etiopia, Zambia e Yemen. Si tratta di progetti pluriennali, ma anche di azioni mirate, per portare sollievo a chi si trova in condizioni di particolare necessità, come il caso di alcune bambine cardiopatiche, operate grazie alla collaborazione tra Progetto Sofia ed Emergency.

Per saperne di più e dare un’occhiata ai progetti, potete fare un giretto su www.progettosofia.com

«Nei miei viaggi vado per popoli e natura. Amo soprattutto andare nei piccoli villaggi in armonia con l’ambiente. Tutti quelli che ho visitato, purché ci sia l’acqua, sono ordinati, puliti, ben curati: con una cultura viva. Hanno una loro organizzazione sociale; soprattutto nessuno muore di fame. La stessa gente, nelle città, senza radici, muore per mancanza di cibo. Sono stato adottato da un villaggio indios del Brasile. Per tre giorni ho vissuto la loro vita: andare a pescare, a raccogliere la frutta, cucinare, mangiare. Sono diventato amico di un pescatore della Polinesia. Una volta mi diede appuntamento alle cinque del pomeriggio per andare a pesca. Per la grande impazienza, arrivai dieci minuti prima. Calmo, mi disse che c’era tempo. Pescammo solo il necessario per la cena. Una lezione di vita».

Mauro Ciaroni

 

Mauro in Uganda