Ho accolto in consulenza un papà disperato. Quando mi ha contattato telefonicamente per fissare l’appuntamento non ha voluto anticiparmi nulla e, al mio solito invito a partecipare rivolto a entrambi i genitori, ha risposto che non era il caso.

Si presenta un uomo di circa 45 anni, magro, dallo sguardo preoccupato e anche un po’ imbarazzato. Io cerco di metterlo a suo agio e lo invito a raccontarmi la situazione…

“Sono sposato da 12 anni e subito dopo il matrimonio io e mia moglie abbiamo deciso di volere un bambino, purtroppo non arrivava e dopo circa tre anni abbiamo cominciato a fare esami, poi cure ormonali… nessun risultato. Quindi abbiamo deciso di iniziare le pratiche per l’adozione, dopo altri lunghissimi tre anni è arrivato Thomas, un meraviglioso bambino sudamericano di cinque anni. È iniziata un’esperienza meravigliosa, eravamo felici, Thomas era chiuso e introverso, ma con il tempo ha cominciato a fidarsi di noi.

A circa un anno dall’arrivo di Thomas un altro miracolo: mia moglie incinta! Nasce Mialuce, una bambina sana e bellissima e io ringrazio il cielo di questo dono meraviglioso.

Ero felice e pensavo che finalmente la nostra vita avrebbe preso la piega giusta, ma non fu così.

Mia moglie divenne morbosa nei confronti della bambina e cominciò ad allontanare Thomas. Io pensavo che fosse solo questione di tempo, ma le cose peggiorarono notevolmente. A oggi mia moglie si dedica solo a Mialuce che ha compiuto tre anni, ma non vuole portarla alla scuola materna, vorrebbe rimandare di un anno, ovviamente dato il mio dissenso sono diventato un nemico e non un compagno. Ma la cosa che più mi fa soffrire è il rapporto con Thomas: mia moglie lo ha iscritto a doposcuola, musica, pallavolo… tutto per tenerlo più possibile fuori casa, quando parla della sua famiglia si sofferma solo sulla bambina e non accenna minimamente all’esistenza di Thomas. Ovviamente il bambino è diventato scontroso e arrabbiato, e questo è motivo di discussioni continue. Rispetto alle vacanze estive, per esempio, mia moglie vorrebbe iscriverlo tutto agosto a un campus e andare in vacanza solo noi tre. Io non sopporto questa situazione e i litigi sono all’ordine del giorno, soprattutto quando rivolgendosi al bambino ha esordito con la frase sconvolgente: ‘quanto vorrei riportarti da dove sei venuto!’. In quell’occasione abbiamo litigato pesantemente e lei mi ha invitato a trasferirmi in un altro appartamento con Thomas e iniziare le pratiche di separazione. Sono afflitto e combattuto, perché sono consapevole che a Thomas farebbe bene allontanarsi da tanta cattiveria, ma io ho un’altra bambina, già vivendo in casa non ho possibilità di interagire con lei e di costruire un rapporto perché mia moglie me lo impedisce mettendosi sempre tra me e mia figlia, se dovessi anche trasferirmi la perderei totalmente. Come posso tutelare Thomas e fare da padre a mia figlia?”.

Non vi sto a raccontare le mie considerazioni, ma ritenevo fosse interessante leggere di come una madre non si debba chiamare tale né per il rapporto con il figlio adottivo, ma nemmeno per quello con la figlia naturale.