Una gita con i bambini, specie quando le temperature cominciano a essere inclementi, può prevedere una puntata al cinema o al teatro. Poiché al cinema in piccolo sono abituati, visto il grande consumo di tv che le nuove generazioni fanno, abbiamo sperimentato una sortita a teatro.

La prima cosa che ci siamo chiesti è quando fosse opportuno andare a teatro, per quale spettacolo e in quale giorno della settimana. Dall’osservazione del comportamento dei nostri figli abbiamo tirato fuori una serie di indicazioni utili:

1. Mai andare a teatro il pomeriggio in mezzo alla settimana;
2. Non proporre ai bambini di età diverse lo stesso spettacolo;
3. Selezionare e preparare con cura la visione, anche attraverso il racconto della trama.

Alla fine abbiamo convenuto che soltanto il primo dei figli, di 5 anni, fosse pronto per uno spettacolo in teatro. Il caso ha voluto che domenica ci fosse anche la sua prima partita di rugby, che ci ha imposto una trasferta romana nel momento del blocco totale del traffico.

Lo spettacolo giusto al momento giusto

La tempestività è il primo elemento che abbiamo considerato per strutturare la proposta di questo viaggio. Partita di rugby = agonismo, squadra, predisposizione al movimento.

Abbiamo consultato le proposte teatrali della capitale captando uno spettacolo dai toni e dai temi molto forti, Mar de Plata, il cui filo conduttore è il rugby. Tra mille dubbi abbiamo accettato la sfida di recarci con i mezzi pubblici in centro, arrivare in teatro, vedere questo spettacolo.

L’immedesimazione tra pro e contro

Per spiegare l’importanza dell’immedesimazione dobbiamo raccontarvi brevemente la trama dello spettacolo: una squadra di rugby in Argentina durante la dittatura militare. Ragazzi tra i 17 e i 30 anni che vivono questo terribile momento politico del loro Paese dedicandosi al rugby. Fino a che un componente della squadra è ammazzato dal regime: aveva osato protestare contro l’eliminazione dello sconto sui libri scolastici ed era stato immediatamente etichettato come sovversivo. I compagni di squadra reagiscono malamente alla notizia e, sebbene invitati a non tener conto dell’accaduto ai fini della sopravvivenza, l’altruismo cui ti abitua il gioco di squadra è troppo elevato. Non uno, ma 10 minuti di silenzio in campo sono considerati un guanto di sfida al regime, che inizia a tenere d’occhio questi ragazzi ribelli, li ammazza e li tortura uno dopo l’altro. Resta soltanto il capitano in vita che, aiutato dal settore giovanile, completa e vince il campionato.

Una storia vera, della selezione Mar de Plata. Reduci dalla prima partita di campionato presso il Cus di Roma, sentir parlare di rugby e sentire come questo sport ti educhi alla vita, alla lealtà, all’altruismo verso i compagni, ci ha tenuto incollati al palcoscenico. Le scene di tortura però, hanno scosso parecchio coloro che erano in sala. Michele ha iniziato a piangere, dicendo di voler tornare a casa perché si annoiava. Ma la noia era una scusa. Il problema era che stavano facendo del male ai suoi nuovi compagni di squadra. L’immedesimazione profonda nella storia ha mantenuto alta la sua soglia di attenzione, ma ha generato un turbine emotivo difficilmente controllabile.

Ascolto delle esigenze

Siamo andati via subito, perché era giusto anche così. Interrompere una visione cruda quando ormai il messaggio era passato. Quello dell’importanza della squadra. In tutto il tragitto di ritorno non ha fatto altro che parlarmi di come avesse fatto da “sostegno” (termine tecnico del settore rugbistico) ai suoi compagni. È stato bello, intenso ed emozionante il nostro fine settimana, dal principio del primo calcio d’invio fino a quando non è calato il sipario sulla domenica romana.