Come i tedeschi, nessuno mai. Noi siamo disordinati, loro no. Noi imprecisi, loro no. Noi spendaccioni, loro no. Se poi si parla di bimbi e diritti, possiamo solo restare in silenzio, a capo chino, e vergognarci. I nostri cugini in sandali e calzini – nessuno è perfetto – sono in testa a tutte le classifiche dove noi, con la nostra eterna lotta interiore per scegliere il giusto colore di infradito, nemmeno compariamo.

 Una per tutte, il congedo di paternità: il sistema lanciato nel 2007 prevede fino a 14 mesi di congedo genitoriale, con quasi il 70 per cento dello stipendio a chi accudisce il bambino. Genitoriale, sta per uomo e donna. In Italia il congedo di paternità si aggira sui tre giorni. Uno, due, tre.

Si sa, noi siamo nostalgici e insicuri, così facciamo sempre la figura dei peggiori anche se poi le idee le abbiamo pure noi, che non siamo mica scemi. Eppure. I tedeschi invece, che si sa che fanno sempre tutto prima e meglio, sono così avanti che dal primo novembre i neo-genitori potranno addirittura scegliere di non scegliere: di fianco alla casellina del sesso del nascituro, si potrà non mettere un bel niente. Al piccolo lei o lui la futura scelta.

Nonostante gli indizi dovrebbero essere già ben evidenti anche in un neonato, può capitare che i bimbi presentino le caratteristiche di entrambi i sessi. Se pensate che son cose che non succedono mai, vi sbagliate. Si parla di un neonato su cinquemila. Basta pensare che in cinque anni, all’ospedale San Camillo di Roma, ci sono stati 350 interventi chirurgici. I bambini “incerti” non hanno un organo genitale sviluppato, pertanto a stabilire il loro sesso sono una serie di indagini, cromosomiche e ormonali. Psicologi e specialisti consigliano di lasciare che il bimbo cresca e decida da solo, altri invece scelgono l’intervento chirurgico nei primi sei anni: la scelta è ardua e non sta a noi giudicare.

Bravi i tedeschi, che per primi in Europa lasciano i genitori liberi di scegliere non quando lo decide la legge, ma quando tutti sono pronti a mettere una bella X. Per una volta però, bravi pure noi. Cerca che ti ricerca, ecco qui un bell’articolo di Avvenire dove Ta da dah…. Il Comitato Nazionale per la Bioetica, ha approvato all’unanimità un parere che affronta la questione, sottolineando anche «la necessità di un cambiamento della normativa di legge che attualmente non prende in considerazione questa tipologia di casi e prevede la dichiarazione al Comune entro dieci giorni dalla nascita». Datato: 26 febbraio 2010. C’eravamo arrivati pure noi, anche con le infradito intonate alla molletta per i capelli. Solo che poi, come troppo spesso capita, non se n’è fatto più nulla. Peccato.