I bambini sono meravigliosi. Straordinari. I genitori, spesso, un disastro. Ci sono quelli che, poveretti, non sono tagliati per fare i genitori.

Li riconosci subito, vanno dagli imbranati agli imbecilli, a seconda del grado di danni che fanno sulla prole. Per esempio, quelle mamme che le vedi tutte sudate che si sforzano di spingere il passeggino, poi abbassi lo sguardo e… che è?!? E’ alto come me che tra poco prende la patente… ancora il passeggino?!? E poi con quel passeggino sempre in mezzo ai piedi nei posti affollati… fanno lo shopping il sabato pomeriggio in centro col passeggino. Lo riempiono di buste appese che sembra un carro trasporto… il bambino, pure se è grande come te, non lo vedi più, seppellito dai pacchi. E sudano, sudano, carichi come muli. Ma vai al parco al posto di rompere i coglioni con ‘sto tir tra le palle della gente, non vedi che non riesci più a muoverti? Ma non lo vedi che tuo figlio è morto là sotto tra le cialde per il caffè e le scarpe invernali?

Che pena. A me i figli dei genitori imbranati fanno pena. Come quelli, poveretti, che vedi ai giardinetti con il piumino che giocano assieme agli amici in maglietta. E se per caso ti azzardi a buttare lì dei suggerimenti, non so, tipo «ma non è che suderà tuo figlio, fa un po’ caldo col piumino» (e lo dici intimorito, perché intanto il figlio è già una pozza di sudore, disgraziato, e non capisci come faccia la madre a non accorgersene), beh la risposta, piccata (perché si offendono subito, si sentono toccate nel vivo) è: “siamo a novembre, non vorrai mica che poi mi si ammala”. Ma imbecille, si ammala se lo fai sudare come un lottatore di sumo in una sauna, sarà anche novembre, ma se ci sono 25 gradi…

Poi ci sono i casi limite, quelli che non sai se chiamare il Telefono Azzurro. Tipo quelle che, sempre ai giardinetti, fanno “aspetta che adesso devo allattarlo” e tu ti accorgi solo in quel momento che non era il fidanzato, ma il figlio. Praticamente una violenza sessuale su minori consumata in pubblico. Vedi ‘sta mamma con ‘sto ragazzo in braccio che è più grosso di lei, che si fa ciucciare le tette davanti a tutti. Cosa le puoi dire?!? Le chiedi: “Ha già fatto l’Università ‘il piccolo’?

Non prendiamoci in giro: siamo tutti genitori imbranati, siamo tutti nella stessa barca. L’importante è tenere basso il livello di incompetenza. Essere sempre vigili, attenti, mettersi in discussione, fare esperienza. E fare esperienza significa commettere errori. Nella scala che va da imbranati a imbecilli, per esempio, io non me la sento proprio di includere i genitori che fanno gli sbagli, che all’apparenza non sembrano affatto sbagli. Anche se sono i più subdoli. Anche se sono i più pericolosi per i figli. Sono quelli dove non è chiaro se il genitore sta sbagliando. O perlomeno, non è chiaro subito, a colpo d’occhio, ma poi se ci pensi bene, è un disastro. Ve ne racconto uno in particolare, che è divenuto il mio incubo.

E’ successo una volta che sono andato a prendere mio figlio all’asilo. Prima di uscire c’è il momento in cui ci si veste, si cambiano le pantofoline, si mette il giubbetto. Momenti in cui può scattare l'”effetto crostatina“, di cui vi ho parlato precedentemente.

Ovvero il bambino è lento, perde tempo, magari ti vuole raccontare cosa ha fatto all’asilo. Ecco, vicino a me e a mio figlio Marco c’era un bambino così e il padre, che aveva fretta, a un certo punto gli dice: «Dai, se ti metti le scarpe subito, poi ti compro il gelato».

Ve l’ho detto che non è uno di quei casi dove capisci subito lo sbaglio. Ma pensateci bene: si offre un gelato per far mettere delle scarpe. Ma che delirio di rapporto è quello dove devi comprare un gelato a tuo figlio per fargli indossare un indumento? Cioè, se poi per caso in strada non ha più voglia di camminare che cazzo fai, gli dai le chiavi della macchina? Gli regali una bicicletta?

Ma lasciamo anche perdere gli effetti nefandi in cui puoi incorrere se solo tuo figlio si fa appena appena un po’ furbo e comincia a rilanciare come nel Poker (perché dietro l’angolo di questa strada delirante c’è il meccanismo opposto, ovvero “papà se mi compri il galeone dei pirati, metto a posto la stanza…”). Lasciamo perdere anche che, per guadagnare cinque minuti una volta, te lo sei messo in culo da solo sulla lunga distanza, perché non uscirai mai più da questo tunnel del dare/avere regali e favori se non con grande fatica.

La questione qui fa parte del dna educativo, dell’imprinting che si vuole dare ai figli: vogliamo crescere Uomini o Mercanti? Gli Uomini fanno le cose perché sono giuste, i Mercanti agiscono invece per ottenere qualcosa in cambio, per profitto. Non capisci che, offrendo a tuo figlio un gelato per fare una cosa ovvia e giusta come ‘mettere le scarpe per uscire dall’asilo e andare a casa’, è l’anticamera per demolire il senso del giusto e dello sbagliato a favore del ‘fai le cose se ne trai un vantaggio’?

Questa faccenda di Uomini e Mercanti da allora cominciò ad ossessionarmi. Ad un certo punto ho cominciato a vedere mercanteggiare coi bambini a ogni angolo, qualsiasi cosa.

E’ sempre così d’altronde. Prima di avere dei figli, per esempio, io non mi ero mica accorto di tutte ‘ste mamme, passeggini, bambini, negozi di giocattoli. Ora non vedo altro. Mi sembra un mondo popolato solo ed esclusivamente da cose per i bambini. Suppongo, quindi, che se domani mi appassionassi, chessò, al lancio della castagna (che non so cosa sia, ma sono sicuro sia uno sport, ormai tutto diventa uno sport e probabilmente non lo sappiamo, ma c’è già in vendita l’abbigliamento tecnico fatto apposta per lanciare la castagna), se mi interessassi al lancio della castagna dicevo, sono sicuro che noterei castagne a ogni angolo di strada, nei programmi tv, libri sulle castagne, videogiochi, insomma un mondo di castagne. Che non è che appare perché me ne interesso: questi mondi sono già lì, li vediamo solo quando cominciamo a interessarcene. Ebbene, dopo aver visto scambiare un gelato per una scarpa, ho cominciato a vedere trattative coi bambini di ogni genere. Gente che “se smetti di piangere, stasera puoi stare alzata fino a tardi”; oppure “se vai al corso di nuoto domani ti porto al cinema”; “se ti lavi i denti andiamo al negozio di giocattoli e prendi quel che vuoi”; “ti prendo il palloncino, ma dopo fai il bagno senza storie”. Mi sembrava di impazzire. Poi ho cominciato a vedere il peggio. Trattative in negativo. Tipo minacce. Una cosa da mafiosi. “Se non fai i compiti, vai a letto senza cena”; “se non ti lavi, niente cartoni animati”; “se non chiedi scusa, ti butto via i giocattoli”.

Un delirio. Improvvisamente mi sono ritrovato in mezzo a un mondo dove qualsiasi rapporto genitori/figli era regolamentato solo ed esclusivamente da compravendite, ricatti, profitti. Sul piatto delle relazioni non c’erano stati emotivi, senso del giusto e buoni propositi, ma gelati, giocattoli, cartoni animati, compiti; persino orari per andare a letto, per guardare la tv o per uscire, con trattative commerciali degne del più sgamato venditore, dove una manciata di minuti di televisione poteva essere l’oggetto del contendere e fare la differenza tra lavarsi i denti o stare sporchi.

Questo mondo orrendo, in cui improvvisamente mi sono ritrovato catapultato, ho cominciato a sognarlo anche di notte. Facevo incubi in cui io, preso dalla disperazione, andavo da tutte le mamme e i papà e gridavo loro: “ma non vedete che danni hanno fatto questi banchieri, truffaldini, manager della speculazione da cui siamo circondati? Non vorrete anche voi alimentare con i vostri figli questo meccanismo atroce dove tutto è messo in svendita, dove tutto è solo una questione di comprare e comprare e comprare e vendere, vendere, vendere!”. Nell’incubo a quel punto venivo aggredito da tutti i genitori. Ogni mamma e papà nel sogno era armato. Ognuno di loro aveva un plico di fogli sotto braccio. Su ogni foglio c’erano stampate delle tabelle excel piene di numeri, indici dow jones, bilanci, fatturati, pil e, lanciandomeli addosso, io ne venivo miseramente seppellito fino a soffocare.

Ora io lo so cosa mi direte. Che il meccanismo premio/punizione è alla base dell’educazione, non puoi evitarlo, altrimenti non riesci a far comprendere quali sono le cose giuste e quelle sbagliate. E’ vero, ma non nel senso inteso dai commercianti, quello dove si offre un gelato per un’azione giusta e si vieta la tv per una sbagliata.

Lo sbaglio viene compreso tramite l’emotività di chi gli sta intorno: il dispiacere del papà e della mamma, la rabbia, la tristezza come “punizione”, l’allegria e la soddisfazione come “premio”.

Le emozioni non sono merce di scambio. Gli stati emotivi sono reazioni alla realtà. Non puoi vendere uno stato emotivo. A tuo figlio puoi offrire un gelato per fargli mettere un paio di scarpe, oppure dimostrargli tutto il tuo apprezzamento con la tua allegria per essersi vestito velocemente. Puoi punirlo per aver saltato la lezione di Judo per un capriccio, vietandogli il cartone animato della sera, o mostrargli tutta la tua delusione e la tristezza perché non ha fatto una cosa a cui tenevi.

Non ci credete che funziona? Eppure sono proprio loro a dirci che va così il mondo, la vita, e che i gelati non contano nulla. Ci passano tutti i bambini prima o poi. Arriva il momento in cui vi diranno “se non mi compri il gioco non sono più tuo amico”. Si stanno giocando l’unica arma che hanno e che davvero conta: la loro emotività. E sul piatto mettono l’emozione più forte: l’amicizia. Che è un valore degli Uomini, non dei Mercanti.