Un vertiginoso monologo di sei minuti e mezzo. Stephen, 21 anni, americano, capelli arruffati e una notevole parlantina, è diventato il simbolo di una generazione dichiarandosi «un finocchio, un combattente nerd, uno scrittore, un artista e un ragazzo che ha bisogno di un taglio di capelli». Il suo video ha quasi raggiunto un milione di visualizzazioni ed è stato definito dal New York Times «un grido di battaglia per una nuova generazione, infinitamente fiduciosa nelle reti sociali e alla ricerca di un radicale ribaltamento del binomio uomo-donna». La questione non è  chi si ama, ma chi si è.

Il video di Stephen è online sul sito We Happy Trans, che ha chiesto ai suoi utenti di uscire allo scoperto, fare un bel sorriso e raccontarsi in sei semplici domande. Qual è il tuo nome? Che tu lo abbia scelto o no, va bene quello con cui ti senti più a tuo agio. Chi ti ha aiutato di più nei tuoi cambiamenti o nei tuo tentativi di esprimerti? Cosa ti piace di più della tua nuova vita? Chi sono i tuoi modelli? Quale cambiamento ti piacerebbe vedere nel mondo? E che cosa stati facendo per far si che accada davvero?

Se i movimenti gay in Europa si battono per il matrimonio, negli Stati Uniti la sigla LGBT (che comprende gay, lesbiche, transgender e bisessuali) sembra non bastare. Che fare? Aggiungere. E così nasce LGBTQIA, dove c’è spazio per tutti. Q sta per questioning, per chi si sta ancora interrogando sulla sua sessualità. I sta per intersex, intersessualità, quando l’anatomia non è interamente né femminile né maschile. E poi c’è A, che sta per ally, alleato. Per tutti quelli che supportano la causa. Ma A è anche asexual, senza nessuna attrazione sessuale. E così l’imbarazzo sta solo nella scelta.

(Fonte immagine clementng.me)